• thelibrarianblog

Vonnegut e la follia della guerra | Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut

Aggiornamento: 28 gen




“Un tedesco americano di quarta generazione, oggi residente in mezzo agli agi di Cape Cod (dov’è fin troppo schiavo del vizio del fumo), ebbe modo di assistere, molto tempo fa, come soldato di fanteria hors de combat, prigioniero di guerra, al bombardamento di Dresda, in Germania, “la Firenze dell’Elba”, e di sopravvivere per narrarne la storia. Questo è un romanzo scritto un po’ nello stile telegrafico e schizofrenico in uso sul pianeta Tralfamadore, da dove vengono i dischi volanti. Pace.”

Così Kurt Vonnegut presenta il suo romanzo, Mattatoio n. 5, che prende il titolo proprio dal luogo in cui lo scrittore americano, fatto prigioniero dai soldati tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, ebbe la ventura di essere imprigionato e, proprio per questo, di riuscire a sopravvivere a uno dei bombardamenti più terribili della storia, quello della città di Dresda. Di Dresda si dice che fosse una delle città più belle d’Europa, un gioiello d’arte e architettura incastonato tra le rive del fiume Elba. Fu completamente rasa al suolo dagli alleati, provocando un numero di morti incalcolabile. Essere testimoni di una simile esperienza e uscirne vivi lascia un segno profondo e il bisogno di raccontare questa terribile vicenda, ma come?

Vonnegut ci mette una vita intera a trovare le parole giuste per descrivere la distruzione e, alla fine, riesce a farlo sono affidando la sua storia al viaggio surreale di Billy Pilgrim, un americano qualunque, senza nessuna particolare capacità se non quella di viaggiare attraverso il tempo e lo spazio. Del resto cosa c’è di più folle e assurdo di una guerra? Se è vero che gli uomini riescono ad uccidersi tra loro con tanta facilità, se sono veri tutti gli orrori e gli scempi che un essere umano riesce a vedere con i propri occhi in tempo di guerra, allora perché non può essere possibile viaggiare attraverso diverse dimensioni e trovarsi di colpo sotto osservazione in uno zoo fantascientifico, esposto come esemplare di essere umano?

I tralfamadoriani sono i saggi abitanti di un pianeta che l’autore inserisce nel romanzo proprio per regalare un punto di osservazione esterno sulla follia umana. Non è Billy ad essere pazzo perché crede di essere stato rapito dagli alieni, siamo noi i pazzi da tenere sotto controllo, quelli che non sanno dare il giusto valore al tempo e alla vita, che si uccidono selvaggiamente, si tradiscono, si derubano gli uni con gli altri, si odiano al punto da generare abomini come la bomba atomica o i campi di sterminio.

E dopo tutto questo, hanno il coraggio di prendere per pazzo Billy Pilgrim, solo perché sostiene di sapere viaggiare nel tempo e nello spazio e sa già come e quando morirà. Per riuscire a scrivere il romanzo su Dresda, quello che l’autore prometteva a tutti, ma soprattutto a se stesso, da una vita, Vonnegut sa che deve tornare in quella città ancora una volta e decide di farlo insieme al suo commilitone Bernard V. O’Hare.

Prima di partire i due si incontrano nella casa di O’Hare, dove Vonnegut promette alla moglie del compagno che il suo non sarebbe stato affatto un libro di propaganda sulla guerra, un libro di eroi, uno di quelli da cui vengono tratti film con attori famosi, perché la guerra non la fanno gli uomini, ma i bambini, ragazzini sprovveduti mandati a morire per interessi che nulla hanno a che vedere con eroi e valori. Di qui il sottotitolo La crociata dei bambini, in memoria di tutti i piccoli soldati costretti a giocare alla guerra, un gioco crudele e senza speranze, nemmeno per chi resta.

“Quasi non ci sono personaggi in questa storia, e quasi non ci sono confronti drammatici, perché la maggior parte degli individui che vi figurano sono malridotti, sono solo trastulli indifferenti in mano a forze immense. Uno dei principali effetti della guerra è, in fondo, che la gente è scoraggiata dal farsi personaggio.”

 

Kurt Vonnegut

Kurt Vonnegut (Indianapolis, 1922 - New York, 2007) nacque in una famiglia colpita dalla Grande Depressione del ’29. Nel 1940 si iscrisse a biochimica all’università, poi andò sotto le armi e da prigioniero dei tedeschi assisté al bombardamento di Dresda. Tornato in America, ha studiato antropologia e ha fatto vari lavori fra cui il cronista, nello stato di New York. Esordisce come scrittore nel 1950 e pubblica il suo primo romanzo, Piano meccanico, nel 1952. Membro dell’American Academy and Institute of Arts and Letters, è considerato uno dei massimi scrittori di fantascienza e uno dei maggiori autori americani. Con Feltrinelli ha pubblicato: Mattatoio n. 5 (2003), da cui è stato tratto il film di Roy Hill nel 1972, Ghiaccio-nove (2003), Un pezzo da galera (2004), Barbablù (2007), Guarda l’uccellino. Racconti inediti (2012), Perle ai porci (2015), Il grande tiratore (2019) e, nella collana digitale Zoom, Da tutte le strade si alzeranno lamenti (2012).


 

Mattatoio N. 5

Autore: Kurt Vonnegut

Editore: Feltrinelli

Pagine: 196

Anno di pubblicazione: 2003

34 visualizzazioni0 commenti