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Un lento e pericoloso processo di intorpidimento | Legami di sangue

Aggiornamento: 11 ott 2021


Quando ho cominciato a leggere questo romanzo sono rimasta sorpresa dall’utilizzo di un espediente che nella narrativa fantastica del Novecento veniva spesso utilizzato nei libri di fantascienza: il viaggio nel tempo. Non mi aspettavo una scelta simile in un romanzo, “Legami di sangue” appunto, che affronta il tema della schiavitù dei neri nel Sud degli Stati Uniti all’inizio dell’Ottocento, in un’epoca molto buia per loro, lontana dalla guerra civile americana e da qualsiasi riconoscimento del men che minimo diritto.

Poi ho fatto qualche ricerca e ho scoperto che Octavia Butler, l’autrice, scrive questo libro negli anni ’70, dopo una lunga serie di romanzi di fantascienza, spesso con uno sfondo storico. Il viaggio nel tempo, però, non è solo un espediente narrativo per raccontare un’altra epoca e Legami di sangue non è un romanzo di intrattenimento: è la storia di una famiglia e delle sue origini, di scheletri nell’armadio, schiene spezzate dal duro lavoro nei campi di cotone, corpi segnati dalla frusta e dalla supremazia dei bianchi, lacrime e sangue.

Dana, la protagonista, vive nel suo bell’appartamento in California insieme al suo compagno Kevin e non ha la più pallida idea di cosa abbiano passato i suoi antenati, di quanto siano costati i diritti che lei ora nemmeno si rende conto di avere, fino al giorno in cui viene catapultata nella piantagione schiavista dei suoi antenati. A richiamarla nel passato è stato il piccolo Rufus, il figlio del proprietario, il quale, per qualche sconosciuta ragione, ogni volta che si trova in pericolo di vita, troverà accanto a se’ una giovane donna nera, vestita come un uomo, che parla come un bianco e, cosa ancora più rara, sa leggere e scrivere: Dana.

Tra i due nascerà un legame indissolubile: Dana vedrà sempre un bambino da proteggere negli occhi di Rufus, anche quando questo, diventato adulto, si renderà colpevole di atti tremendi nei confronti suoi e delle persone che lo circondano. Rufus, dal canto suo, comincerà a dipendere in maniera sempre più assidua e morbosa dalla presenza di Dana, le riserverà un trattamento che secondo lui è “di favore” rispetto agli altri schiavi ma non riuscirà mai a trattarla con il rispetto che si deve ad un essere umano di pari diritti, anzi arriverà ad umiliarla così profondamente da scatenare una reazione funesta e irreparabile. Il ritmo del romanzo è serrato, incalzante, non lascia respiro.

Si legge davvero tutto d’un fiato, a parte quei passaggi in cui il fiato si è costretti a trattenerlo per il terrore di leggere orrori che, purtroppo, sappiamo quanto siano stati reali e quante vite siano costati. L’espediente del viaggio nel tempo, che inizialmente non mi aveva convinta riferito a questo genere di narrazione, ci consente invece di avere un punto di vista quasi contemporaneo su una delle forme di schiavitù più diffuse e di cui ancora oggi si discute.

“Quando Edwards se ne andò, Alice uscì dalla capanna di Carrie e cominciò ad aiutarmi. Sentivo il sudore del viso che si mescolava a silenziose lacrime di rabbia e frustrazione. La schiena già cominciava a intorpidirsi e la vergogna mi spingeva al torpore. La schiavitù era un lento processo di intorpidimento.”

I messaggi racchiusi in queste pagine sono tanti, ma uno dei più significativi, a mio avviso, riguarda proprio il vero significato della parola schiavitù. Nell’immaginario comune ci sono senza dubbio alcune delle forme di tortura più atroci, le catene pesanti, le frustate, il lavoro senza sosta, le violenze sessuali e altre che neanche immaginiamo. Ma Octavia Butler ci spinge a fare un passo ancora più lungo e a chiederci se sia il dolore a spaventare un essere umano o la perdita lenta ma irreversibile della dignità umana. Perché è questo che succede probabilmente quando si viene privati di tutti i propri diritti, anche quelli che oggi consideriamo inalienabili: piano piano, giorno dopo giorno, una sofferenza dopo l’altra, ci si abitua alla vergogna, si comincia a tenere la testa abbassata, ad essere riconoscenti per un avanzo, a sentire in tutto questo una sorta di normalità. Ed è allora che il processo di disgregazione si fa completo, è quello il momento più atroce e pericoloso per qualsiasi essere umano.

Terribile è il giorno in cui un uomo si arrende, in cui la luce nei suoi occhi smette di brillare e lascia il posto alle tenebre dell’ignoranza più bieca, quella che fa credere a qualcuno di essere superiore per qualsiasi assurdo motivo, sia esso di genere, di razza o religioso. Il razzismo è una catena che va spezzata con la conoscenza, la tolleranza, il rispetto. Mi piacerebbe pensare che la lettura di questo romanzo oggi sia anacronistica. Purtroppo non lo è affatto, c’è ancora un gran bisogno di sapere da dove veniamo e quale direzione vogliamo dare alla nostra società. Per cui… buona lettura!


Octavia E. Butler

Octavia E. Butler (1947-2006) è stata una delle più importanti scrittrici americane di fantascienza. Con i suoi romanzi e i suoi racconti ha vinto più volte l’Hugo Award e il Nebula Award, i massimi riconoscimenti del mondo anglosassone per la letteratura d’immaginazione. Per SUR è di prossima uscita anche la raccolta di racconti Bloodchild.


Legami di sangue

Autore: Octavia E. Butler

Editore: SUR

Pagine: 357

Anno di pubblicazione: 2020

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