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Montana 1948 | Larry Watson

Aggiornamento: 28 gen



Il genere western in narrativa, così come nel cinema, è sempre stato davvero molto prolifico e ha prodotto capolavori indiscutibili, pietre miliari che per gli appassionati del vecchio Ovest sono oramai indiscutibili. Gli indiani, i cowboy, i ranch, il vento che sferza volti induriti dal sole e dalla polvere, i campi da seminare, le vacche, i cavalli, i bufali. Ma proprio quando tutto sembrava già detto, ecco riaffiorare un nuovo interesse per il lontano west e per le sue storie. Negli ultimi anni, infatti, il tema nella letteratura americana contemporanea è in grande rispolvero e ha generato nuove e più potenti narrazioni, una visione nuova, più lucida ed obbiettiva di ciò che è stata la conquista del leggendario ovest.

Tra gli scrittori più famosi di questa nuova ondata ci sono senza dubbio Larry McMurtry, scomparso da poco, Annie Proulx, Carys Davies e, non ultimo, lui Larry Watson. Montana 1948 è un romanzo che Watson scrive all’inizio degli anni ’90 ma che viene tradotto in Italia solo alla fine dello scorso anno dal bravissimo Nicola Manuppelli per Mattioli1885, casa editrice di Fidenza che sta riscoprendo molti autori americani poco tradotti nel nostro paese. Un racconto poetico, ma allo stesso tempo molto crudo, uno spaccato di vita familiare nel Montana del secondo dopoguerra, un romanzo di formazione che ha in sé tutta la tradizione della letteratura del west ma anche i valori e le sofferenze del Buio oltre la siepe di Harper Lee.

David Hayden ha dodici anni quando scopre che la sua vita sta per cambiare per sempre. Suo padre, lo sceriffo del paese, ha ereditato il distintivo dal mitico nonno Hayden, un uomo imponente, autoritario, che ha saputo districarsi in quelle terre sconfinate e a tratti inospitali, costruendosi una reputazione rispettabile, un ranch da far invidia a tutto il vicinato, una moglie bellissima (come tutte le mogli Hayden del resto) e due figli maschi: uno sceriffo come lui, appunto, e l’altro medico, il suo vero orgoglio.

“Il nonno ci attendeva sulla veranda. Era vestito con la tipica tenuta della domenica di un proprietario di ranch: la camicia western bianca, il cravattino e i pantaloni a cordoncino, gli stivali fatti a mano nel Texas. Era solo, e quando scendemmo dall’auto ci lanciò un’occhiata impassibile come se fossimo degli estranei. Aveva le mani infilate nelle tasche posteriori dei pantaloni e la sua grande pancia sporgeva come un sacco gonfio di grano.”

L’archetipo dunque sembra ricostruito, gli elementi ci sono tutti, ci sono persino gli indiani, visto che a casa del piccolo David i suoi genitori tengono a servizio come bambinaia Marie Piccolo Soldato, una ragazza Sioux Hunkpapa che si prende cura di lui e della casa. Sarebbe stata una perfetta storia in stile western se a raccontarla fosse stato il vecchio Hayden. Ma non è così, non siamo più ai tempi della grande conquista; sono passati parecchi anni, le generazioni cambiano, si evolvono e guardano indietro cercando di migliorarsi, capire gli sbagli dei loro predecessori, andare avanti. David in fondo era poco più di un bambino, ma già sentiva che qualcosa non suonava bene nelle parole di alcuni adulti quando si riferivano agli indiani. Lui adorava la sua Marie, ma sapeva che per tutti gli altri, compreso suo padre, era tenuta in scarsa considerazione, proprio perché indiana. Tutti lì in paese li consideravano persone pigre, superstiziose e irresponsabili, anche quelli che credevano di non essere razzisti; perché in fondo il razzismo è così, spesso negli occhi degli altri, raramente lo si riconosce nei propri gesti e nelle proprie parole. Eppure, nonostante tutto, quando David scoprirà il segreto in quell’estate del 1948 che cambiò la sua vita e quella di molte altre persone, non si comporterà come avrebbe voluto suo nonno. Lui e i suoi genitori avranno la forza di reagire, di combattere, di denunciare, di schierarsi dalla parte dei più deboli anche a costo di rimetterci tutto, la reputazione, la famiglia, la casa addirittura. Quella che si troveranno a difendere non è solo una minoranza, ma una situazione che va oltre ogni discriminazione. Altri avrebbero chiuso gli occhi, si sarebbero fatti convincere che in fondo è così che va la vita: i forti colpiscono, i deboli incassano il colpo e non devono fare nemmeno troppo rumore. Cosa può in fondo una donna, per giunta indiana, dinnanzi ai bianchi dell’ovest, conquistatori di terre e di uomini? Niente. E nessuno deve provare a difenderla, che l’onore e l’integrità di un americano non possono e non devono essere scalfiti da gentucola di così basso conto. David e suo padre però cominciano a vedere. La luce negli occhi di quel popolo straordinario, ridotto alla vita nelle riserve, riflette una forza e una dignità che ora è impossibile non notare. E il torto subito è talmente grande che la colpa ricade su tutti coloro che continuano a far finta di non accorgersi di loro o, peggio, che li sfruttano e li trattano come esseri umani di seconda mano, sciocchi buoni a nulla da soggiogare per i propri interessi, anche i più biechi.

“A scuola c’erano bambini indiani e potevi trovare le loro madri nelle drogherie e i padri alla stazione di servizio. Oggetti del più condiscendente e debilitante pregiudizio, gli indiani dentro e intorno alla nostra comunità erano nondimeno una presenza ampiamente passiva e benigna. Persino quei pochi che non lo erano – come Roy Unica Piuma, che sembrava intenzionato a perpetuare da solo lo stereotipo dell’indiano ubriaco, e che quando era sbronzo camminava nel mezzo di Main Street cercando di dare lezioni ai passanti, alle auto, alle vetrine sulla necessità di dedicare la vita a Gesù Cristo – persino questo tipo di indiani erano considerati più comici o patetici che pericolosi.”

Ed è proprio grazie ad autori come Larry Watson che possiamo apprezzare con nuovi occhi storie antiche, dal sapore asciutto, che ci aprono nuovi orizzonti sull’America dell’ovest e ci regalano scorci di terre sconfinate, dove la giustizia ha ancora il suono di un colpo di fucile e le disuguaglianze generano dolore e morte e ingiustizia, allora come ora.

 

Larry Watson

Larry Watson (1947). Originario del North Dakota, ha insegnato per 25 anni alla University of

Wisconsin. È autore, fra gli altri, dei romanzi As Good as Gone, American Boy, In a Dark Time, e Let Him Go. Da Let Him Go verrà prodotto un film con Kevin Costner e Diane Lane. Vive con la moglie Susan a Kenosha in Wisconsin.


 

Montana 1948

Autore: Larry Watson

Editore: Mattioli1885

Pagine: 148

Anno di pubblicazione: 2020

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