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Favole comuni di vite straordinarie | Il rosso e il blu di Luca Giommoni

Aggiornamento: 28 gen


“Se Makamba fosse un foglio, Manfredi sarebbe le righe che accompagnano le parole. Se Makamba fosse un foglio a righe, Santiago sarebbe le frasi fuori dai bordi. Se Makamba fosse le frasi fuori dai bordi, Benedicit sarebbe la storia di un rapimento alieno, Valerio sarebbe i puntini sulle i, le virgole tra le parole, le h davanti al verbo avere. Se Makamba fosse i puntini sulle i, le virgole tra le parole, le h davanti al verbo avere, Billy Idol sarebbe la voce che vuole pronunciarli. Se Makamba fosse voce, Malang sarebbe un racconto triste, Fagadan sarebbe la gomma che cancella la tristezza.”

Mentre leggevo questo romanzo mi è capitato diverse volte di soffermarmi su alcuni passaggi, belli, significativi, di quelli che, se non fossi una bibliotecaria psicotica, avrei sicuramente sottolineato con una bella matita, ma ho scelto proprio questo per iniziare a parlarvi de “Il rosso e il blu” di Luca Giommoni perché trovo che sia emblematico, che in un certo senso racchiuda in poche righe il senso di questa storia.


Luca Giommoni è un insegnante di italiano per stranieri e negli ultimi anni ha vissuto un’esperienza come operatore in un centro di accoglienza straordinaria. Dedicare il proprio tempo all’incontro con gli altri ci arricchisce sempre, ma quando gli altri sono migranti, con valigie cariche di storie difficili da raccontare e barattoli pieni di sogni e di mare, allora scrivere diventa un’esigenza e Giommoni prova a fare ancora di più. Trasforma la narrazione in una favola in cui si intrecciano storie di persone diverse che condividono l’esperienza della migrazione.


Makamba è il personaggio principale, quello intorno a cui ruotano le storie drammatiche ma resilienti delle persone che incontra sul suo cammino: Manfredi, il fondatore del centro di accoglienza Arcobaleno, idealista, sognatore, in continua lotta per difendere il centro e assicurare un minimo di stabilità ai suoi ragazzi; Valerio e Santiago, entrambi impiegati nel centro Arcobaleno, ragazzi che senza pensarci troppo su hanno messo la propria vita a servizio degli altri; e poi ci sono loro, Benedict, Billy Idol, Malang e Fagadan, uomini venuti da lontano con un carico troppo pesante da portare, talmente pesante che ognuno di loro ha voluto sbarazzarsene per inventare una nuova storia da raccontare.


Ognuno ha la sua favola, la sua via di fuga, la sua idea folle in cui rifugiarsi per cancellare gli orrori vissuti e le paure di un futuro nebuloso. Benedict, ad esempio, è convinto che quello in cui si trova sia solo una copia del mondo reale, che gli alieni lo abbiano rapito per farne chissà cosa, e si dispera perché non riesce a far comprendere agli altri la sua verità. Impossibile non pensare al Mattatoio di Vonnegut, al suo ricorrere ai viaggi nel tempo e nello spazio per tentare di raccontare la follia della guerra. Benedict non è l’unico personaggio che fa riferimento alla letteratura americana. L’autore stesso più o meno a metà del romanzo paragona Manfredi a Holden, richiamando proprio il passaggio che darà il titolo al romanzo nella sua lingua originale, The Catcher in the Rye:

“A Manfredi piace immaginarsi come una specie di Holden che sta in piedi sull’orlo del dirupo nel campo di segale e prende al volo tutti i ragazzini che stanno per cadere. Tutti quelli che a forza di correre hanno dimenticato la strada, tutti quelli che sono corsi a rifugiarsi in una forma di pazzia per riuscire ancora a dare un senso al mondo, tutti quelli che corrono e basta, nella speranza di arrivare a un lieto fine.”

E proprio come Holden, aggiungerei, Manfredi sa che, salvando gli altri, in verità, sta salvando se stesso.


Sono molti i temi difficili affrontati in queste pagine, razzismo, immigrazione, clandestinità, prigionia, abusi. Mai le parole per parlarne assumono toni scontati, mai si ha l’impressione di passare per frasi fatte, di circostanza o, ancor peggio, messe lì in cerca di compassione. Giommoni racconta favole quanto mai reali e lo fa attraverso l’uso di immagini e suggestioni così evocative da ricreare mondi lontani e chiuderli dentro a un barattolo di vetro, proprio come Mahmud fa con il mare.

La favole più bella la troviamo a sorpresa proprio alla fine del libro, dove il lettore incontra Tikidà, la madre di Makamba, che con la sua storia dà senso a tutte le storie e ricongiunge, nel grande simbolismo dell’acqua, tutte le gocce disperse nel mare delle vite umane, nel tentativo disperato e folle di aggiustare il mondo prima di annegare.


 

Luca Giommoni

Luca Giommoni (Cortona, 1985) è insegnante di italiano per stranieri. Ha lavorato sia in scuole private che in associazioni no profit. Negli ultimi anni ha svolto anche il ruolo di operatore in un centro di accoglienza straordinaria.

Suoi racconti sono stati pubblicati su numerose riviste, tra cui «Effe – Periodico di Altre Narratività», «Pastrengo», «L’Indiscreto» e sul «Corriere Fiorentino».


 

Il rosso e il blu

Autore: Luca Giommoni

Editore: Effequ

Pagine: 234

Anno di pubblicazione: 2020

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