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Di incontri e parole dal sapore di casa | Lessico famigliare di Natalia Ginzburg


“Lessico famigliare è un libro di memorie. Tuttavia io stessa vi sono ben poco presente: è piuttosto la storia della mia famiglia. […] C’è una poesia di Giacomo Noventa, che ho sempre molto amato e che mi ripeto spesso. Dice così:
Per vardàr dentro i cieli sereni | Là su sconti da nuvoli neri, | Gò lassà le me vali e i me orti, | Par andar su le cime dei monti. | Son rivà su le cime dei monti, | Gò vardà dentro i cieli sereni, | Vedarò le me vali e i me orti, | Là zo sconti da nuvoli neri?|
Noi cerchiamo, nel corso della nostra vita, di raggiungere le cime, cioè di salire quanto più è possibile lontano dalla nostra fanciullezza. E io pure ho fatto così. Ma le me vali e i me orti, sono quello che ora in verità cerco, aguzzando lo sguardo, la zo sconti da nuvoli neri.”

Queste parole Natalia Ginzburg le ha pubblicate in un brano dal titolo Raccontare il vero sul numero di maggio 1963 della rivista “Successo”. Da allora le parole spese per questo libro sono state innumerevoli e, in molti casi, a pronunciarle furono personaggi di altissimo livello.


La critica è ammirata da un oggetto in apparenza tanto semplice, eppure così misterioso: un romanzo, un’autobiografia forse, un libro di memorie, un intreccio tra storia e ricordo, antifascista ma a tratti umoristico, autoironico ma anche malinconico.


Uno spazio fatto di parole che prendono vita e assumono le fattezze di persone straordinarie che hanno incrociato il cammino della Ginzburg, segnandone per sempre il destino.


Il romanzo uscì accompagnato da un risvolto editoriale in forma anonima, attribuibile a Italo Calvino, che iniziava così:


“Una famiglia è anche – forse soprattutto – fatta di voci che s’intrecciano attraverso la tavola a pranzo e a cena, di rimbrotti, di scherzi, di battute slegate, di frasi che si ripetono a ogni data occasione; è un linguaggio comprensibile solo a chi lo pratica, una rete di ricordi e di richiami. Natalia Ginzburg, partita per rievocare il “lessico” della sua famiglia, gli intercalari dei suoi genitori e dei suoi fratelli, si è accorta presto che ciò che stava inseguendo era il quid misterioso che caratterizza e lega appunto quest’entità che chiamiamo famiglia, il senso che ci accompagna nelle nostre vite anche quando ci siamo staccati dal tetto e dal desco della nostra fanciullezza. […] Miracolo del libro, passioni e persecuzioni e sangue e tragedie non riescono a incrinare la calda serenità della pagina; mai una parola d’avversione viene pronunciata; eppure nulla viene ingentilito o addolcito; amore e dolore non potrebbero essere espressi meglio che dal riserbo che li tace.”

Aggiungo a questo, e a tutto il resto che infinitamente si potrebbe scrivere a proposito di questo libro straordinario, che auguro a ogni lettore di cadere in balia delle parole di queste pagine e di inciampare quasi per caso negli incontri straordinari che vi si fanno: Giuseppe Levi, lo scienziato burbero e profondamente antifascista, padre della scrittrice; Filippo Turati, l’uomo grande come un orso nascosto tra le stanze della sua casa; Adriano Olivetti, con “gli occhi perduti nei suoi sogni perenni, che li velavano di nebbie azzurre. Era vestito come tutti gli altri, ma sembrava, nella folla, un mendicante; e sembrava, nel tempo stesso, anche un re. Un re in esilio.”; e poi ancora Giulio Einaudi, Felice Balbo, Leone Ginzburg e lui, Cesare Pavese, il poeta, l’amico che “amava le prime ciliege, quelle ancora piccole e acquose, che avevano, lui diceva, sapore di cielo”.


E dopo quelli straordinari, auguro al lettore di continuare a meravigliarsi per tutti gli incontri ordinari che, tuttavia, si fanno e che non meno sorprendono e allietano, al punto di finire col chiedersi se davvero non abbiamo conosciuto anche noi la Lidia Tanzi, la Frances, la Tersilla, la Paola con le sue amiche, Alberto e Miranda, la Natalina, Mario, che in prime nozze sposa Jeanne Modigliani, Gino e il povero Terni, la zia Drusilla e il Barbison.


Soffro già di nostalgia per essere arrivata in fondo alla lettura di questo libro, ma mi rallegra profondamente l’idea che esistano libri così, che “quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che vuoi.”

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