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Desiderio


Matteo e Livia. Due amanti, due anime legate da un filo che non si spezza mai. Ma cosa li unisce davvero? Perché a leggere questo romanzo viene da chiedersi quale sia il motivo che tiene legate le persone per un tempo lunghissimo senza una vera ragione. Lui la ama, ne è ossessionato. Lei ne è solo attratta, e neanche troppo. E il gioco è fatto: desideriamo davvero solo ciò che non possiamo avere, è la forma più potente di attrazione, è l’idea più perfetta di innamoramento, che contiene in sé, al contempo, l’adorazione per l’oggetto ideale del nostro desiderio e lo struggimento dovuto alla mancanza.


Lo schema dell’amore borghese, della noia della vita coniugale non può non ricordare il grande Moravia, al quale probabilmente lo scrittore si ispira, e molti altri narratori che come lui hanno affrontato questo tema, non ultimo Luca Ricci. Non amo fare confronti, ma per vicinanza di temi e pubblicazioni l’accostamento nasce quasi spontaneo.


Montefoschi in questo romanzo fa una scelta stilistica molto precisa: il ritmo di tutta la narrazione è dettato dal tempo, spesso serrato, dei dialoghi. Le descrizioni sono brevi e, come per le ambientazioni degli autori appena citati, riguardano per la maggior parte Roma che, con il suo carattere forte e al tempo stesso decadente, non è solo uno sfondo ma una decisa protagonista. Tutto il resto è come taciuto, omesso, tralasciato per dare spazio alle frasi spezzate e assolutamente realistiche dei protagonisti.

Così, mentre negli Estivi di Ricci il protagonista non ci risparmia i suoi pensieri, da quelli più intimi a quelli quotidiani, passando attraverso sogni ad occhi aperti e grandi riflessioni sul tema dell’amore e della letteratura, Montefoschi decide di ridurre all’osso il superfluo e puntare tutto sul realismo dei propri personaggi e dei loro dialoghi. Al lettore dunque tutto lo spazio dell’interpretazione.


Altra scelta stilistica importante è la presenza di molti personaggi, per così dire, secondari. Spesso, in questo genere di narrazioni, ci si limita alla triade moglie-marito-amante, accentrando così tutta l’attenzione del lettore sul grande tema centrale del desiderio, distrutto dall’ordinarietà del matrimonio, accresciuto dall’impossibilità di un rapporto appagante ma mai realmente appagato. Qui invece i personaggi sono molti e non proprio in secondo piano. Tutti hanno un ruolo, tutti servono a costruire e prefigurare al meglio la società alto-borghese romana degli anni ’60 che fa da cornice al romanzo, con i suoi stereotipi, i suoi affanni, i dissidi interiori, i fastidi, l’inconcludenza, la noia.


“Rimangono lì, insomma, perché non esiste altra certezza, altro modo di essere che quello: baciarsi nella giornata quasi estiva che non vuole morire.”


L'autore: Giorgio Montefoschi

Giorgio Montefoschi è nato a Roma. Tra le sue numerose opere ricordiamo La casa del padre (1994, Premio Strega), Il segreto dell’estrema felicità (2001), La sposa (2003), Lo sguardo del cacciatore (2003), L’idea di perderti (2006), Le due ragazze con gli occhi verdi (2009), Eva (2011), La fragile bellezza del giorno (2014), Il volto nascosto (1991, 2015) e Il corpo (2017). Ha pubblicato con La nave di Teseo Desiderio (2020) e le nuove edizioni di Ginevra (1974, 2019) e Il Museo Africano (1976, 2019) e L’amore borghese (1978, 2020).

Desiderio

Autore: Giorgio Montefoschi

Editore: La nave di Teseo

Pagine: 324

Anno di pubblicazione: 2020

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