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Biblioteche diffuse e dove trovarle



Questa è una storia iniziata qualche anno fa, quando scopro quasi per caso il progetto americano delle Little Free Library. Si tratta di un’idea partita dagli Usa nel 2009, quando Todd Bol costruisce la prima “Little Free Library”, una piccola cassetta che ospita libri accessibili a tutti, gratuitamente, con un’unica regola di base: lascia un libro, prendi un libro.

Todd stava rimettendo in ordine il suo garage nella sua casa di Hudson, in Wisconsin, quando si imbatte in una vecchia porta di legno. Lui amava molto lavorare il legno e decide di dare una nuova vita a quella porta. Così ne fa un piccolo monumento a sua madre, che in vita era una maestra, e costruisce una piccola scuola elementare in miniatura per riporci dentro i suoi libri. Poi la posiziona sopra un bel paletto resistente e la pianta nel suo giardino affinché tutti possano accedervi per scambiarsi libri.

Fu l’inizio di un grande movimento, ora diffuso in tutto il mondo. Insieme al suo amico Rick Brooks, Todd crea la prima rete che cataloga e associa tutte le Little Free Library esistenti nel mondo.

A Berlino le Little Free Libraries sono state ricavate nei tronchi degli alberi morti, in modo da avere più spazio e da simulare una vera e propria biblioteca naturale a impatto zero, la cosiddetta Book Forest.

In Islanda, a Reykjavík, dal 2013 ce n’è una nei pressi di parco Tjörnin, vicino alla statua commemorativa dell’artista Bertel Thorvaldsen. In Italia il primo esempio risale al giugno 2012, quando l’insegnante Giovanna Iorio ha installato la prima casetta nel parco dell’Inviolatella Borghese, nel quartiere di Vigna Clara, a Roma.

“Nel parco romano dove si trova la prima Little Free Library d’Italia “ racconta Giovanna “ora accadono cose belle: la gente prende e porta libri, si siede a leggere, organizza feste e pic-nic con i bambini accanto alla casetta dei libri. Una piccola oasi in mezzo al caos”.

E così mi sono detta: “Perchè non provarci anche qui nel mio quartiere?” Ho raccolto adesioni di persone che si sono dette subito entusiaste all’idea di installarne una, abbiamo formato un piccolo gruppo, buttato giù il progetto, richiesto le dovute autorizzazioni nel nostro Comune, perché comunque si occupa un suolo pubblico, ma poi i primi intoppi. La zona che avevamo individuato per posizionare la nostra piccola casetta era di pertinenza del comune, ma di fatto era un’area abbandonata che necessitava di qualche piccola sistemazione. Beh, ci siamo detti, sarà un’occasione per creare un piccolo spazio verde nel quartiere, un posto dove i bambini avrebbero potuto riunirsi, giocare, scambiare libri, ma dove avremmo potuto anche organizzare piccoli eventi di lettura ad alta voce, di promozione della cultura nei modi più disparati, magari in collaborazione con le piccole librerie indipendenti del territorio o le biblioteche comunali. Sistemare però vuol dire mettere in sicurezza e, dunque, stanziare dei fondi, seppure minimi (già, perché alla cura e alla sistemazione del verde avrebbe pensato uno sponsor già individuato) e quindi mi spiace dottoressa, ma in questo momento il comune non dispone dei fondi necessari per una ruspa, arrivederci.

Ci abbiamo riprovato, per quasi due anni e poi, proprio quando stavo per gettare la spugna, sono stata contattata dal signor Giuseppe del progetto tutto italiano di biblioteca diffusa “Lascia un libro, prendi un libro”.

Giuseppe Rapisarda ha riempito il suo bellissimo paese ai piedi dell’Etna di libri, con ben 34 punti di condivisione su circa 18.000 abitanti e in poco tempo il progetto ha raggiunto tutta l’Italia con oltre 750 punti di raccolta e condivisione, in 90 città e su 50 province diverse.

Ma cosa cambia rispetto al progetto americano e perché è più facile da realizzare?

  1. Le casette dei libri si appoggiano a spazi privati, senza bisogno di richiedere autorizzazioni alle amministrazioni pubbliche, non sempre favorevoli;

  2. Non ci sono costi di iscrizione, previsti nel caso delle LFL;

  3. Le casette (che in questo caso possono essere anche semplici ceste o piccoli espositori) non sono esposte ai consueti atti di vandalismo che talvolta purtroppo si verificano in strada né tantomeno alle intemperie che spesso rovinano i libri.

Ed eccoci qui, con la nostra piccola libreria di condominio e con una cassetta già pronta per il primo commerciante di zona che sarà interessato al progetto Lascia un libro, prendi un libro. L’idea che ci si possano scambiare libri nei bar, dal parrucchiere, al ristorante e che magari intorno alla cesta dei libri si possano organizzare incontri pomeridiani, bookclub e presentazioni in modo semplice e gratuito, mi spinge a pensare che la lettura può e deve diventare parte integrante di una comunità e che i libri sono ancora, nonostante tutto, i migliori mezzi per creare interessi, passioni e, perché no, anche amicizie

In fondo, come diceva Irving Stone: “Non ci sono amicizie più rapide di quelle tra persone che amano gli stessi libri”.

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