• thelibrarianblog

A passi lenti e disperati su "La strada" di Cormac McCarthy

Aggiornamento: 28 gen



“Quando non ti resta nient'altro imbastisci cerimoniali sul nulla e soffiaci sopra”

Ognuno di noi, in un modo o nell’altro, si è trovato ad immaginare un possibile scenario apocalittico, magari in seguito a riflessioni mosse da eventi tragici, guerre, terrorismo, pandemie, che ci attraversano velocemente. E così rimaniamo immobili e quando ci guardiamo allo specchio, l’immagine riflessa sembra quella di prima, ma dentro qualcosa cambia, irrimediabilmente.


Cormac McCarthy immagina in questo romanzo lo scenario peggiore possibile, una terra distrutta, ridotta in cenere, buia, fredda, popolata da esseri terrificanti che vanno a caccia degli ultimi umani ancora in vita, per fare di loro carne da macello, violentarli e cibarsene. Definire questo romanzo post-apocalittico è quasi riduttivo, direi piuttosto che potremmo definirlo post-umano: non è solo il pianeta ad essere distrutto, ma anche l’intera umanità e i pochi uomini rimasti sono stati depredati di ogni cosa, compresa la loro stessa dignità.

Tra questi pochi sopravvissuti ci sono un padre e un figlio che viaggiano verso la speranza e lottano per sopravvivere ogni singolo minuto, caricando pagine e parole di un terribile senso di fine e di paura, che non lascia respirare il lettore fino alla fine.

La storia va avanti in modo piano, lineare, senza troppi salti temporali o slittamenti di prospettiva e anche la prosa sembra seguire la stessa scelta stilistica: è asciutta, essenziale, semplice, di grande efficacia.


Il lettore si ritrova a seguire i passi stanchi e disperati del protagonista, lungo una strada carica di tutto il simbolismo del viaggio verso la salvezza e scopre fin da subito che sarà il viaggio più faticoso mai compiuto. Salvare un figlio vuol dire salvare il futuro dell’umanità e questo padre lotta con tutte le sue forze per proteggerlo e dargli una speranza, pur sapendo che non ci sarà più nulla di tutto quello che era stato prima, pur sapendo che forse la morte sarebbe la strada più facile, quella già percorsa prima di loro ma molti altri disperati, dalla madre stessa del bambino.

Ma lui non si arrende, non vuole cedere all’idea di uccidersi e soprattutto a quella di dover uccidere suo figlio, e continua a camminare, sempre e comunque, continua a sperare, a sopravvivere e quello che succederà in conclusione sarà una fine che apre una nuova strada verso l’ignoto.


Credo che il potere più grande di questo romanzo sia quello di risvegliare sentimenti primordiali: la paura, l’istinto di sopravvivenza, il coraggio, l’amore, la speranza ma anche la disperazione più buia e profonda. Ho finito di leggerlo tra le lacrime e non mi sono neanche resa conto che quelle lacrime appartenevano a me. Una forza inarrestabile pervade queste pagine, dalla prima all’ultima, e non si può fare a meno di sentirsi parte di esse e viverne angosce e speranze.


“Nessuna lista di cose da fare. Ogni giornata sufficiente a sé stessa. Ogni ora. Non c’è un dopo. Il dopo è già qui. Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un’origine comune nel dolore. Nascono dal cordoglio e dalle ceneri.”
 

Cormac McCarthy

Di Cormac McCarthy nato nel 1933, Einaudi ha pubblicato: Cavalli selvaggi, Oltre il confine, Città della pianura (raccolti anche nella Trilogia della frontiera), Meridiano di sangue, Il buio fuori, Figlio di Dio, Il guardiano del frutteto, La strada (Premio Pulitzer 2007, da cui è stato tratto il film The Road di John Hillcoat, con Viggo Mortensen e Charlize Theron), Sunset Limited, Suttree e The Counselor. Il procuratore (da cui è stato tratto l'omonimo film di Ridley Scott, con Michael Fassbender, Brad Pitt e Cameron Diaz). Da Non è un paese per vecchi è stato tratto l'omonimo film di Ethan e Joel Coen, con Javier Bardem, Tommy Lee Jones e Josh Brolin.


 

La strada

Autore: Cormac McCarthy

Editore: Einaudi

Pagine: 218

Anno di pubblicazione: 2006

11 visualizzazioni0 commenti